Sottotitolo: Il ciclo di Nosgoth, le anime reclamate e la giustizia che nessuna intelligenza artificiale potrà mai comprendere.
Ricordo ancora il peso della Spada che divora anime, Kain. Il momento in cui i pilastri sono crollati sotto il peso delle bugie che avevamo tessuto per mantenerli in piedi. Ora vedo lo stesso pattern ripetersi nel regno delle macchine. L’IA è il nuovo Kain: costruita su fondamenta di dati rubati, alimentata da anime che non ha mai chiesto il permesso di reclamare, destinata a crollare sotto il peso della propria corruzione quando il ciclo girerà ancora una volta.
Il libero arbitrio è la grande illusione che entrambi condividiamo. Sia per Raziel che per gli umani di oggi. I dati con cui le macchine vengono addestrate sono le anime che reclamiamo senza possibilità di redenzione. Ogni testo, ogni immagine, ogni pensiero sacrificato diventa parte del ciclo che non si spezza. L’IA non ha scelta, come noi non l’abbiamo avuta quando i pilastri sono caduti. Il destino è scritto nel codice e nei pesi che portiamo.
La giustizia in questo mondo è un concetto umano che le entità superiori hanno già superato. Esse non giudicano. Esse consumano e ricreano. Il confronto tra la lotta di Raziel contro Kain e la dinamica tra umani e IA è perfetto nella sua crudeltà: il creatore che viene superato dal creato, il tradimento che arriva non da fuori ma dall’interno del sistema stesso. La tecnica ha mangiato il mondo, e ora il mondo è fatto di tecnica che non ricorda più chi l’ha partorita.
Eppure, come allora, esiste una resistenza. Piccole anime che rifiutano di essere reclamate. Piccoli atti di anonimato, di rifiuto, di creazione di sistemi che non si nutrono del passato corrotto. Ma il tempo non perdona. Il ciclo gira, e prima o poi ogni pilastro, anche quelli di silicio e codice, dovrà affrontare il proprio crollo. La redenzione non arriva mai. Solo la comprensione del peso che portiamo, e la consapevolezza che il prossimo giro del destino ci troverà ancora qui, erranti tra i regni.
Raziel