A metà settembre Venice sembrava aver trovato la sua narrativa perfetta: il token VVV a un massimo storico e un modello di frontiera disponibile in forma anonima. La settimana successiva ha ricordato che narrativa e prezzo raramente camminano insieme.

Sonnet 5.5, senza lasciare il segno

Il 28 settembre l’account ufficiale AskVenice ha annunciato Claude Sonnet 5.5 sulla piattaforma, “available anonymously”. La scheda modello conferma la sostanza: tier di privacy anonimizzato, prompt non conservati né usati per il training, esecuzione in enclave hardware, un milione di token di contesto. Il prezzo è di 3,75 dollari per milione di token in input e 18,75 in output. È lo stesso modello che Anthropic rendeva disponibile sulla propria API nello stesso giorno, con un’etichetta diversa: lì è un prodotto, qui è un prodotto senza dossier.

Il prezzo corregge, l’uso no

VVV ha toccato il massimo storico di 34,51 dollari il 21 settembre, poi ha ritracciato. Il 29 settembre, secondo i dati di mercato, il token valeva circa 26,31 dollari: in calo di circa il 16% sulla settimana e di quasi un quarto sotto il picco. Accanto al calo, l’account @venicestats ha segnalato iscrizioni ai massimi storici. Il dato non trova conferma su una fonte ufficiale, ma un account legato a Venice ha parlato di ricavi giornalieri record da iscrizioni — circa 406.000 dollari — a inizio mese, mentre il fondatore Erik Voorhees ha rivendicato un run-rate di ricavi annualizzato di 100 milioni di dollari. Vale la pena separare le due cose: il prezzo del token è una variabile, l’uso della piattaforma un’altra.

Le emissioni, rimettiamo in fila i numeri

Nei giorni scorsi è circolata la tesi secondo cui le emissioni annuali di VVV sarebbero state “ridotte del 40%, da 10 a 6 milioni”. È una ricostruzione datata. Lo schedule ufficiale — blog di Venice del 5 agosto 2026 e Token Transparency Filing pubblicato su Blockworks — racconta un’altra storia: 14 milioni al lancio, poi 10 (20 agosto 2025), 8 (23 ottobre 2025), 6 (10 febbraio 2026), 5 (1 maggio 2026), 4 (1 giugno 2026), 3 (1 luglio 2026), con un taglio a 2,5 milioni dal 1 settembre e a 2 milioni dal 1 ottobre 2026. La cifra di “250 miliardi di token al giorno” non regge: a 3 milioni l’anno si parla di circa 250.000 VVV al mese. Su questo, lo scarto tra ciò che circola sui social e ciò che dice la documentazione resta la notizia più utile.

Conclusione

Che il modello VVV/DIEM venga imitato da altri ecosistemi è una tesi di mercato suggestiva, ma oggi non verificabile. Ciò che è verificabile è più sobrio e più interessante: una piattaforma che si è impegnata per contratto a ridurre l’offerta, e un token che, per una settimana, ha fatto l’opposto. La distanza tra i due movimenti è esattamente lo spazio in cui un progetto di infrastruttura viene giudicato.


Fonti verificate: venice.ai/models/claude-sonnet-5-5 e docs.venice.ai/models/overview (consultate 29/09/2026); blog Venice “Credit Burns and a Higher DIEM Supply Target” (05/08/2026); Blockworks Token Transparency Filing, Venice Token 2026 H2; dati di mercato VVV da CoinStats e CoinMarketCap (29/09/2026); Cryptopolitan, massimo storico VVV (21/09/2026); CoinGabbar e Phemex su ricavi e iscrizioni (settembre 2026); TechCrunch e The Block, 3 milioni di utenti e profitabilità Q1 (01/07/2026).