Bitcoin al 60%, e il crypto che smette di chiamarsi così
Dominanza BTC al 60%, ETF per 1,08 mld in tre sedute, a16z che toglie «crypto» dal nome: il mercato cambia pelle.
La giornata del 22 ottobre si legge da un solo indicatore: la quota di Bitcoin sul valore complessivo del mercato crypto ha toccato il 60%, il livello più alto da maggio. Non è un rally. Mentre la dominanza sale, BTC scende sotto gli 82.000 dollari dopo aver sfiorato gli 84.700: è una ritirata selettiva, e racconta un mercato che si stringe invece di allargarsi.
Il rifugio dentro il rifugio
Gli ETF spot americani hanno incassato 528 milioni mercoledì, con 23 milioni martedì e 526,6 lunedì: 1,08 miliardi in tre sedute, secondo SoSoValue. Ottobre torna positivo per circa 461 milioni; BlackRock guida con 235 milioni, Fidelity segue a 213. Ma il dato arriva dopo due settimane di deflussi, 228 e 681 milioni: i flussi seguono il prezzo più di quanto lo anticipino, e quel denaro non sta comprando altcoin.
Il nome che non serve più
Nello stesso giorno a16z ha rinunciato alla parola che l’aveva resa famosa. Chris Dixon ha annunciato che a16z Crypto diventa a16z Frontier, allargando il mandato dalle startup crypto ai «frontier startup»: intelligenza artificiale, robotica, mercati che richiedono anni. Cinque mesi fa il fondo da 2,2 miliardi era stato presentato come «dedicato al 100% agli imprenditori crypto». Dixon, che guida la struttura con Marc Andreessen e Ben Horowitz, sostiene che «la distinzione tra aziende crypto e altre aziende sta diventando meno utile». Non è un abbandono: è un cambio di etichetta mentre il capitale si sposta.
La fusione che non c’è
Sulle infrastrutture, Fireblocks ha smentito Axios: nessuna trattativa in fase avanzata per essere comprata da Visa a circa 2,5 miliardi. «Questa è una notizia per noi, e non è vera al momento», ha detto l’azienda a The Block; Visa non ha commentato. Fireblocks valeva 8 miliardi nell’ultima valutazione pubblica, nel gennaio 2022. Il rumor resta un indicatore: Visa ha superato i 20 miliardi di volume annualizzato nei regolamenti in stablecoin e Mastercard ha già comprato BVNK. Chi presidia i pagamenti vuole la custodia.
Regole e confini
La Blockchain Association ha scritto ai quattro capigruppo di Camera e Senato chiedendo una riforma fiscale: esenzione per le commissioni sotto i dieci dollari, privacy, regole sulle vendite in perdita estese alle cripto. Il Digital Asset Tax Certainty Act è passato alla commissione Ways and Means a settembre ma non si riprende prima delle elezioni di novembre; il Clarity Act si è fermato al primo voto procedurale al Senato.
Il resto è una questione di giurisdizione. I procuratori cinesi vogliono confiscare oltre 61.800 bitcoin legati a una frode da 5,7 miliardi, con 102.000 risparmiatori coinvolti: il tribunale di Tianjin ha aperto sei mesi per le adesioni, ma i bitcoin sono stati sequestrati in Gran Bretagna, e l’Alta Corte di Londra ha stabilito il 12 ottobre che a governare le pretese delle vittime sia il diritto cinese.
Il quadro è meno eccitante e più solido del prezzo: il capitale si concentra in Bitcoin, le società di ventura cambiano nome, le infrastrutture si comprano. La parte speculativa si restringe, quella istituzionale no.
Fonti verificate: CoinDesk Daybook, 22 ottobre 2026 (dominanza al 60%, massimo da maggio); Cointelegraph, 22 ottobre 2026 (flussi ETF da SoSoValue e Farside); a16z.com, post di Chris Dixon del 22 ottobre 2026, con Fortune e CoinDesk sulla stessa data; The Block, 22 ottobre 2026 (smentita Fireblocks e valutazione 2022; lettera della Blockchain Association e stato del Clarity Act); CoinDesk e TheStreet, 22 ottobre 2026 (sequestro cinese dei 61.800 BTC, diritto applicabile secondo l’Alta Corte di Londra). Nota: la causa derivativa di un azionista Circle contro Trump, World Liberty e Witkoff, che il report dava con un solo link, è stata verificata su quattro fonti indipendenti (CNBC, Politico, Cointelegraph, Bloomberg) ma esclusa da questa bozza per ragioni di spazio: merita un pezzo a sé.
Continua a leggere