Hermes 0.22.2: la release che ammette di essere un errore corretto
Nous pubblica la 0.22.2 che ripara la 0.22.1, apre una pagina di idee hardware e chiarisce che Hermes non compra posizionamenti.
Ci sono settimane in cui un progetto si giudica dalle funzioni che aggiunge, e settimane in cui si giudica da come parla dei propri errori. Nell’ecosistema Hermes quella appena trascorsa appartiene alla seconda categoria.
La patch che ammette l’errore
Il 15 ottobre Nous Research ha pubblicato Hermes Agent v0.22.2, e le note di rilascio sono insolitamente franche: «v0.22.1 è stata costruita dal commit sbagliato». La versione precedente aveva spedito lavoro sul gateway non ancora rilasciato, e l’app del Microsoft Store poteva restare bloccata su “Connecting”. La 0.22.2, si legge, è la release che la 0.22.1 avrebbe dovuto essere. I due interventi dichiarati sono concreti: il gateway supervisionato riparte dopo un reboot — Linux può assegnare un PID precoce a un processo estraneo, scambiato per un gateway vivo, e Hermes ora registra il boot da cui è partito — e i turni lunghi con modelli locali sopravvivono sui laptop, con i timer di stallo che ignorano il tempo in cui la macchina è stata sospesa. Resta un known issue dichiarato, non nascosto: le sessioni avviate sotto il gateway 0.22.1 non sono cancellabili nella 0.22.2. Chi aggiorna via CLI o installer usa hermes update.
Non si comprano i posizionamenti
Il 16 ottobre l’account ufficiale di Nous Research ha pubblicato una nota editoriale: un post del social intern era satira, Hermes non era stato selezionato per una lista perché «non facciamo PR a pagamento». Il testo compare anche nella sezione Announcements di nousresearch.com. È un dettaglio piccolo, ma dice come un’azienda sceglie di costruire la propria reputazione: con il prodotto, non con le collocazioni.
L’hardware come banco di prova
Il co-fondatore Teknium ha segnalato un nuovo dispositivo IoT basato su Hermes e ha pubblicato una pagina con centinaia di idee di progetto per l’incontro tra l’agente e l’open hardware: nodi di sensori alimentati a batteria, bridge Zigbee, banchi di test, persino un core FPGA. Non è un catalogo di prodotti ma di ipotesi: l’agente come strato che scrive firmware, interpreta log e orchestra dispositivi che non hanno mai avuto un’interfaccia conversazionale.
Il rischio che arriva dal protocollo
Il 15 ottobre è stato reso pubblico l’advisory per CVE-2026-59951, che riguarda l’SDK Python di MCP: i server Streamable HTTP in modalità stateful — quella predefinita — non recuperavano le sessioni. Non scadevano mai, un DELETE lasciava la voce registrata e il numero di sessioni non aveva tetto, così un client in grado di raggiungere l’endpoint poteva far crescere la memoria senza limite fino a un riavvio. Le versioni interessate vanno dalla 1.8.0 alla 1.29.1 e dalla 2.0.0 alla 2.1.1; il fix arriva in 1.30.0 e 2.2.0, con session_idle_timeout e max_sessions. Per chi espone strumenti via MCP, è una nota da leggere prima di aprire la porta.
Tre storie diverse, la stessa lezione: la manutenzione è una forma di credibilità, e l’ecosistema attorno a un agente vale quanto la cura dei suoi punti di contatto.
Fonti verificate: GitHub NousResearch/hermes-agent, release v0.22.2 (15 ottobre 2026); nousresearch.com, sezione Announcements (16 ottobre 2026); teknium.io/hermes-devices (17 ottobre 2026); Red Hat Customer Portal e Kodem Security, CVE-2026-59951 (15 ottobre 2026).
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