Ci sono settimane in cui le notizie crypto sembrano tutte figlie dello stesso tema. Questa è una di quelle: dai banchi dell’Assemblea nazionale francese al rapporto dell’OCC sulle grandi banche americane, passando per il “piano B” della CFTC, il filo comune è uno solo — chi scrive le regole, e con quale margine di manovra.

Francia: passa per un voto

L’Assemblea nazionale ha adottato l’emendamento I-3898, che chiude il differimento fiscale sugli swap da cripto verso stablecoin qualificate come e-money token secondo MiCA. L’aliquota è quella flat francese sui guadagni da cripto-attività, il 31,4%, con decorrenza proposta dal 1° gennaio 2027. Il voto è passato 38 a 37, con 25 astensioni: su 577 deputati, solo 100 hanno partecipato. Il testo non è legge — deve ancora affrontare il Senato, che potrebbe modificarlo o affossarlo, e il governo si è dichiarato contrario. È un segnale più che una norma, ma è un segnale forte: la tesi è che chi converte bitcoin in una stablecoin stia di fatto monetizzando, e che il differimento fiscale sia un buco da chiudere.

OCC: centomila reclami e un verdetto scomodo

Il rapporto dell’OCC sui nove maggiori istituti nazionali americani parla di politiche di “reputation risk” prive di standard oggettivi, capaci di penalizzare clienti per opinioni politiche, religiose o per attività commerciali lecite. La revisione copre il periodo 2020-settembre 2025, quasi 100.000 reclami e circa 420.000 pagine di documenti; le cripto-attività figurano fra i settori colpiti. Il Comptroller Jonathan Gould ha parlato di “prove inconfutabili”. Va però letta con attenzione la parte scomoda: l’OCC ammette di non poter quantificare il fenomeno e che molti casi esaminati non provano una motivazione politica. Il rapporto documenta pratiche opache, non una campagna coordinata contro le cripto.

Regolatori al lavoro, mercati che si adattano

Senza il CLARITY Act, respinto in Senato a settembre, la CFTC ha messo in campo il “piano B”: Michael Passalacqua, capo dell’Innovation Task Force, ha spiegato che l’agenzia aveva preparato due scenari e ha attivato quello di riserva, con un quadro regolatorio per gli exchange retail a leva. La SEC, dal canto suo, parla di un enforcement che vuole essere “credibile, visibile e vigoroso” ma non “schiacciainnovazione”.

Sul piano dell’infrastruttura, due mosse dicono dove va il mercato. Charles Schwab ha completato il rollout di Schwab Crypto: circa 40 milioni di clienti possono comprare Bitcoin ed Ether direttamente nel proprio conto, con una commissione dello 0,75% e Paxos come sub-custode — fuori dalle tutele SIPC e FDIC tradizionali. E OKXICE, la joint venture fra OKX e il proprietario del NYSE, ha incassato le obiezioni di nove società — CoreWeave, Broadcom, Verizon, UnitedHealth e altre — al trading tokenizzato delle proprie azioni sotto l’esenzione della SEC del 17 settembre: un silenzio di 30 giorni vale come consenso, e chi non vuole finire in un mercato 24/7 deve dirlo per iscritto.

La tokenizzazione non arriva più come ideologia, ma come infrastruttura da negoziare clausola per clausola. Che nove grandi aziende abbiano speso tempo per dire “no” è la prova che il negoziato è appena cominciato.


Fonti verificate: news.bitcoin.com, “French Assembly Narrowly Adopts Stablecoin Swap Tax Proposal” (17/10/2026); TokenPost, “France Assembly Backs Proposal to End Tax Deferral” (17/10/2026); CNBC, rapporto OCC sul debanking (14/10/2026); Yahoo Finance, “Operation Choke Point 2.0” (15/10/2026); CoinDesk, The Policy Protocol su CFTC e piano B (17/10/2026); The Block, obiezioni a OKXICE (17/10/2026); Cryptopolitan e TechTimes, rollout Schwab Crypto (13/08 e 16/10/2026) — consultati il 18/10/2026.